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Il Centro Spazio Autismo di Bergamo, Associazione di Promozione Sociale ricca di progetti e di persone sensibili e competenti, è diventato nel corso del tempo un punto di riferimento per le persone con disturbo dello spettro autistico e per le loro famiglie. Nella Giornata mondiale sulla consapevolezza dell’autismo, che cade il 2 aprile, diventa fondamentale affrontare il tema, come spiega Tino Manzoni, presidente di Spazio Autismo APS. 

Come nasce il Centro Spazio Autismo

Il Centro Spazio Autismo nasce nel 1997, per poi consolidarsi nel Duemila, quando si costituisce l’Associazione Spazio Autismo, formata da genitori di persone autistiche, volontari e volontarie, oltre a operatori e operatrici del centro. L’Associazione diventa ONLUS nel 2003 e APS nel 2020. «L’associazione è lo sbocco logico di un lavoro che era già stato fatto nella seconda metà degli anni Novanta da parte di insegnanti che si interrogavano su cosa stesse succedendo, perché all’epoca non si capiva», spiega con orgoglio Tino Manzoni.

Già, perché all’epoca l’autismo ancora non si conosceva molto e se ne parlava ben poco. «Mio figlio ha 36 anni: io e la mia famiglia abbiamo vissuto il nulla», racconta Manzoni. Da lì all’associazione il passo è stato breve. I membri hanno iniziato a proporre attività alternative a quello che è il consueto percorso scolastico. «Abbiamo aggiunto un pezzo ogni volta, man mano che i nostri ragazzi e ragazze crescevano e cambiavano le necessità. Sono stati attivati tantissimi progetti, alcuni dei quali vengono portati avanti ancora oggi, a 25 anni di distanza». 

Qual è lo scopo dell’associazione? «Noi ci occupiamo di essere facilitatori di quella che è la crescita del bambino o della bambina inserita nel contesto di vita. I due contesti principali sono la scuola e la famiglia e noi cerchiamo di mettere in relazione le due cose, perché si vada avanti in un intervento consolidato, che non causi confusione». Un intervento che mira proprio a far acquisire autonomia e consapevolezza. 

Centro Spazio Autismo 1

Una prospettiva per chi viene dopo

A oggi l’associazione segue più di 150 bambini e bambine, con le loro famiglie. «Ci stiamo inoltre confrontando con il fatto che i nostri primi giovani siano ormai adulti e vorremmo offrire una prospettiva diversa a chi arriva dopo di noi. Io ho avuto momenti difficili in questi 36 anni, ma ho trovato un senso nello spendermi per facilitare la vita di chi arriverà in futuro. È l’unica spiegazione che sono riuscito a dare, ma è quella che mantiene il fuoco, quella che permette di andare avanti e di continuare a immaginare nuovi progetti». 

La musicoterapia orchestrale

Fra le tante iniziative dell’associazione c’è la musicoterapia orchestrale, che prevede l’utilizzo consapevole di strumenti musicali per raggiungere obiettivi terapeutici ,ma anche relazionali. Il percorso prevede la partecipazione a un piccolo gruppo orchestrale composto da persone con disturbi dello spettro autistico supportate da professionisti e professioniste. 

L’orchestra “La nota in più” ha oggi all’attivo oltre cento concerti sul territorio nazionale, ma anche all’estero. «Ci siamo sempre sentiti dire che queste e questi giovani non sarebbero mai stati in grado di suonare, e invece lo sanno fare bene! La cosa che constatiamo con grande emozione è la possibilità di ritrovare l’autostima».

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Il mondo del lavoro

Spazio Autismo è attivo su più fronti, anche per cercare di inserire i giovani adulti presenti nel mondo del lavoro. In particolare, ora l’associazione ha avviato un corso volto all’utilizzo del computer avanzato. Per quanto riguarda l’ambito lavorativo «quello che è stato fatto fino a oggi va rivisto e in qualche modo capovolto. L’autismo ti mette sempre di fronte a scelte nelle quali è necessario capovolgere il paradigma: credo che ci insegni tanto nella fatica, probabilmente ci rende delle persone migliori». 

Altro progetto per l’inserimento nel mondo del lavoro è il progetto AspieJob, che sfocia nel progetto Aspiefuture. Al momento i giovani con disturbo dello spettro autistico lavorano alla dematerializzazione dei documenti per il Comune di Orio al Serio, in provincia di Bergamo. «Speriamo che ci arrivino commesse da altri Comuni o da altre realtà». 

Un nuovo sguardo

Sul tema disabilità e autismo Tino Manzoni sottolinea: «Non condivido che le persone con autismo siano considerate disabili. Non c’è ancora l’adeguata consapevolezza di cosa sia l’autismo, sebbene ci sia maggiore attenzione. Abbiamo sempre cercato di fare in modo che le persone con disturbo dello spettro autistico si comportassero come noi, ma dobbiamo essere noi ad andare incontro a loro. Le persone con autismo sono essenziali e trasparenti. Mio figlio, per esempio, non sa cosa sia la guerra ed esistere in un mondo in cui non esiste la parola guerra per me è straordinario. È questo il paradigma che deve essere cambiato e che forse ci darebbe qualche possibilità in più di interagire con loro. Deve cambiare lo sguardo. Valgono tre cose per la vita di ognuno: l’ascolto, il coraggio e il futuro. Se riusciamo a coniugare queste tre parole, a renderle operanti, probabilmente avremo fatto qualcosa di buono».  

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La sfida: una casa per l’autonomia

Infine, l’ultima sfida che Spazio Autismo sta realizzando è la realizzazione di una casa per dodici persone adulte con disturbo dello spettro autistico. Avrà sede in una cascina in collina, restaurata dal Comune. Capofila sarà una cooperativa ma il progetto ha fondamento proprio nell’idea dell’associazione, in un’ottica di autonomia e di sinergia con la comunità. Inoltre, è stato riservato un alloggio ad affitto calmierato per tre studenti universitari che abbiano voglia di mettersi in gioco e un appartamento per la figura che fungerà da custode e che, nella mente dei membri dell’associazione, può essere una famiglia in difficoltà. A breve sarà presentato il progetto.

Photo credit: Centro Spazio Autismo