Fiskaly, scaleup fintech austriaca che ha sviluppato un’API per la gestione delle transazioni commerciali consentendo alle imprese di operare in maniera conforme in base alle differenti regolamentazioni di ogni Paese, oggi punta anche all’Italia. Con la nomina del nuovo country manager Silvio Agresti per Fiskaly Italy, è ora operativa in 4 Paesi (Germania, Austria, Spagna e Italia) e lavora 100% in cloud. Nel 2024 ha chiuso un importante round di investimento tramite il fondo Verdane Capital con l’obiettivo di espandersi sempre di più in Europa e avviare le attività nel Belpaese. E ora, dopo questi importanti investimenti e cambiamenti, che cosa bolle nella pentola di Fiskaly?
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Perchè Fiskaly ha scelto l’Italia?
Mentre l’Italia si avvia verso la digitalizzazione del proprio sistema fiscale, un nuovo decreto legislativo mira a semplificare gli obblighi fiscali consentendo la trasmissione elettronica delle ricevute e l’emissione di documenti aziendali senza fare affidamento su sistemi di fatturazione tradizionali basati su hardware. Questo passaggio richiede soluzioni innovative per garantire la conformità alle normative riviste e ai nuovi modelli di business. Ed è proprio in questo campo che entra in gioco Fiskaly.
Tradizionalmente, le imprese in Italia – erano e sono – tenute a investire in hardware certificato per il controllo delle registrazioni di fatturazione. Con SIGN IT, Fiskaly propone una soluzione software flessibile che consente alle imprese di generare, inviare e archiviare transazioni di questo tipo ottimizzando i propri sforzi fiscali, riducendo gli oneri amministrativi e garantendo l’aderenza alle normative italiane. L’investimento del fondo Freya XI, con 1,1 miliardi di euro di asset in gestione, consente a Fiskaly non solo di rafforzare la propria posizione nei mercati già esistenti come Germania, Austria e Spagna, ma anche di cogliere nuove opportunità in Italia, migliorando la conformità fiscale e fornendo nuovi servizi in tutta Europa.
Di che cosa si occuperà il nuovo country manager?
Il nuovo country manager di Fiskaly Italy, Silvio Agresti, dopo gli studi in Management e Finanza, ha lavorato nel venture capital: «Investendo in startup tecnologiche in diversi Paesi, ma, a un certo punto, mi sono reso conto che essere dal lato degli investimenti significava osservare sempre dall’esterno e questo è ciò che mi ha spinto a cambiare lato e concentrarmi sul lancio effettivo delle aziende – racconta Silvio Agresti – Ho co-fondato una startup tecnologica e ho lavorato a vari progetti di venture building. Lungo il percorso, ho anche aiutato aziende, startup e grandi organizzazioni a capire come collaborare, investire e (almeno provare a) costruire nuove iniziative di successo internamente».
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Così Silvio si è buttato in un mercato che richiede non solo adattabilità ma anche una grande capacità di gestione di situazioni incerte. «Spero che le lezioni, gli errori e le competenze che ho acquisito lungo il percorso si dimostreranno preziosi nel mio ruolo in Fiskaly – continua – L’Italia sta attraversando un’importante trasformazione digitale che avrà un impatto significativo su oltre 2 milioni di imprese. Nel mio nuovo ruolo, il mio obiettivo è non solo essere un attore attivo in questa trasformazione, ma anche guidarla. In qualità di leader europeo nella fiscalizzazione del cloud, abbiamo contribuito a plasmare mercati come la Germania, e miriamo a fare lo stesso in Italia, aiutando le aziende a effettuare una transizione senza intoppi e sbloccando nuove opportunità di crescita e innovazione. Tuttavia, nulla di tutto ciò può accadere senza le giuste basi interne. Una delle mie priorità principali è operare alla massima efficienza come squadra. Una forte esecuzione, allineamento e collaborazione saranno fondamentali per ottenere un impatto positivo». E riguardo le sfide del futuro spiega: «La sfida principale sarebbe orientarsi nel panorama normativo poiché i cambiamenti comportano sempre incertezza. Fiskaly deve stare al passo con gli sviluppi e lavorare a stretto contatto con le istituzioni e le parti interessate per modellare il mercato. Un’altra sfida è, sicuramente, quella di favorire l’adozione da parte del mercato. Molte aziende in Italia fanno ancora affidamento su sistemi legacy e, sebbene la fiscalizzazione del cloud offra evidenti vantaggi, il cambiamento richiede fiducia. Il nostro approccio si concentrerà sulla formazione, sulle partnership con i leader del settore e sulla dimostrazione dell’efficienza e del valore strategico delle soluzioni». E in merito al mercato italiano specifica: «Anche se ho trascorso gran parte della mia carriera professionale e accademica all’estero, sono indiscutibilmente “italiano”. L’Italia è davvero un paradosso, soprattutto quando si parla di tecnologia e innovazione: dopo essere stati pionieri globali nella fiscalizzazione, tra i primi a introdurre misure normative, dipendiamo ancora da sistemi legacy obsoleti e siamo in ritardo nell’adozione del cloud – spiega e conclude – Noi italiani amiamo l’hardware, senza dubbio, con una forte tradizione manifatturiera, ma non siamo mai stati in prima linea nello sviluppo di software e la nostra dipendenza dai dispositivi fisici avviene sia a livello industriale che psicologico. Il passaggio alla fiscalizzazione basata sul cloud rappresenta, quindi, molto più di un semplice aggiornamento tecnologico nel settore: è una trasformazione strutturale che rimodella le relazioni consolidate, sconvolge i modelli di business esistenti e sfida abitudini di lunga data. Questa transizione porterà sia nuove opportunità che una significativa resistenza al cambiamento».