«Le mie giornate erano divise così: al mattino lezione, mentre al pomeriggio mi collegavo con Los Angeles per lavorare con un gruppo musicale. Sono andato avanti a questo ritmo per un paio d’anni. Il mio unico obiettivo era fare emergere i ragazzi». Per la rubrica Italiani dell’altro mondo abbiamo intervistato Antonio Di Puorto, classe 1996. Fa parte della community dei cosiddetti nomadi digitali e ci ha raccontato di quando ha iniziato a occuparsi dell’industria musicale, da zero. Era in Olanda, dove è partito con l’idea della sua startup Monetunes, aperta però a Londra. Oggi lavora dalle Filippine. «Sono a Luzon, a un’ora da Manila. Un posto super friendly per chi ha bisogno soltanto della connessione. E non serve il visto: all’arrivo ti danno 30 giorni di permesso che puoi estendere fino a due anni».

Quando il tuo Paese ti sta stretto
Nato vicino a Casal Di Principe, Di Puorto ha un ricordo preciso della propria infanzia. «Da bambino non mi sono mai sentito appartenente a quel posto. Non mi ritrovavo. Ricordo che gli insegnanti hanno suggerito ai miei di portarmi via». Circostanza che si è poi verificata, quando la famiglia si è spostata in Svizzera, a Lugano. «In quel periodo ho iniziato ad ascoltare musica elettronica. Per regalo ho ricevuto pure una console e dopo scuola mi mettevo a mixare. Il mio sogno era fare il dj». Carriera che non è decollata, anche se il giovane ha deciso di farsi conoscere lanciando un’etichetta discografica indipendente, Sphynx Records.
Antonio Di Puorto si è iscritto a Giurisprudenza nel 2016, frequentando i corsi a Milano. «Ma continuavo a sentirmi le cose strette in Italia. Dopo un anno e mezzo da quando avevamo iniziato con la casa discografica abbiamo ricevuto una traccia da questi artisti di Los Angeles». La voglia di mantenere entrambe le scarpe nel settore musicale lo ha così spinto a rinunciare agli studi universitari e di cambiare di nuovo aria. Direzione L’Aja, Olanda.

Parte il tour
Pur proseguendo anche lì un percorso di studi in marketing, l’imprenditore ha deciso di dedicarsi sempre di più alla promozione dei BEAUZ, gruppo musicale elettronico entrato tra i primi 50 al mondo. «Ovviamente all’inizio non ho avuto gran successo. Fino a quando non sono capitate le prime opportunità: nel 2020 siamo partiti per un tour in Asia. All’epoca ero al terzo anno di università in Olanda, ma di nuovo ho deciso di lasciare. Mi sono concentrato sul progetto».
La pandemia ha frenato senz’altro lo sviluppo, ma sempre quell’anno Di Puorto è riuscito a raggiungere un importante risultato con i BEAUZ. «In un momento in cui esser indie non era ancora visto di moda spinsi la nostra strategia. Una delle tracce è andata virale in Cina, grazie anche al fatto che loro hanno un background asiatico». Così è arrivata l’offerta di entrare in Live Nation Entertainment in Asia. «Ma non me la sentivo di trasferirmi in Cina. Così ho venduto il mio contratto di management».

Cambia la musica
Con un bagaglio d’esperienza nel settore, Di Puorto ha così deciso di iniziare a fare consulenza per gli artisti, ponendo le basi per il lancio della sua startup. «Mi sono accorto che diversi di loro avevano royalties non collezionate. Quando distribuisci una traccia su Spotify, ad esempio, l’etichetta e il distributore non collezionano tutte le royalties e questo significa che una percentuale dovuta all’artista rimane appesa fino a quando non viene reclamata. Parliamo di miliardi di dollari ogni anno contenuti in black box».
Così ha preso forma Monetunes. «Vivevo in Olanda all’epoca, ma ho scelto di fondarla a Londra perché è molto facile dal punto di vista burocratico. In più il mio cofounder vive lì. Attualmente gestiamo intorno ai 300 artisti». Dopo un pivot, da qualche mese la piattaforma è aperta agli artisti. «Una volta fatto il login si depositano le sue tracce così come verrebbe fatto con la SIAE. E noi ci assicuriamo che tutte le royalties vengano riconosciute».

L’elefante nella stanza
Una sfida ancora più grande visto l’impatto che l’AI sta avendo anche sul settore musicale. Sono molti gli artisti che protestano contro le società che sfruttano i propri brani per allenare gli algoritmi senza riconoscere il copyright. Di Puorto ha ricordato un precedente importante. «In America una sentenza ha stabilito che non si infrange il diritto d’autore facendo training sulle canzoni. Ovviamente c’è dibattito. Secondo me la maggior parte dell’apporto dell’Intelligenza artificiale riguarda business e artist developement. In un mondo in cui fare canzoni è diventato più facile, fa la differenza il modo in cui gli artisti si relazionano con i fan».
In proporzione dunque quanto peserebbe la qualità della traccia? «La canzone in sè vale il 10% del successo del brano. La maggior parte la fa marketing e tipo di promozione. Da manager ne ho avuto esperienza. Pensavamo che una traccia sarerebbe diventata una hit, ma non performava». Operando in un mercato globale Monetunes finora si è retta tramite bootstrapping. «Nel prossimo trimestre apriremo però un round di investimento».